12 Agosto 2011
Era giugno del ‘92, ero seduto al tavolo dei bambini in un ristorante di Otranto e al tavolo accanto c’erano i miei genitori con la loro comitiva. Era un vociare continuo di noi bambini che facevamo i giochi con l’acqua, bagnando la tovaglia, pane, stecchini e qualunque cosa capitasse su quel tavolo. Dal tavolo dei genitori si sentiva ridere per le battute e le barzellette del “comico” della comitiva. Eravamo tutti seduti su una veranda sotto dei grandi ombrelloni che non lasciavano cadere l’umidità della sera su di noi, mentre il mare a poche decine di metri accarezzava gli scogli e rifletteva una bellissima luna piena! Un bellissimo e comune ricordo d’infanzia che segnò in maniera profonda la nostra vita. Perché?
A circa metà cena il papà del mio amico, guardia forestale in servizio nel Bosco dei Laghi Alimini, a 7 km a nord di Otranto, riceve una chiamata che lo avvisava di recarsi urgentemente sulla spiaggia degli Alimini, all’altezza del canale che unisce i laghi al mare. I nostri cari, capita la situazione, pagarono velocemente il conto, tutti lasciarono di mangiare e chiamarono noi bambini. Eravamo piccoli per capire cosa stesse succedendo, ne i nostri genitori ci seppero dare subito una risposta… o meglio dirci una “scusa”. Vedevo che parlavano velocemente fra loro, sentivo che si domandavano su cosa fare con noi, ecc.. finchè le nostre mamme ci portarono al centro di Otranto con la scusa di comprarci un gelato, mentre i nostri papà dovevano risolvere una “questione urgente di lavoro”! Ma il dubbio che fosse una bugia lo tenevo, il lavoro del mio papà non era un lavoro fatto di urgenze notturne in zone di mare! Arrivò l’ora del sonno e quando mi risvegliai la mattina ero nel mio comodo letto a casa! Sul tavolo della cucina c’era il cornetto con la crema, segnale inequivocabile che il nonno fosse passato da casa o che fosse ancora lì in qualche angolo del giardino. Potete immaginare la mia doppia gioia ogni volta che vedevo quel cornetto! La gioia di avere i nonni a casa, e la golosa gioia di un risveglio perfetto e cremoso!
Nonna, mamma e papà dove sono? Sono già andati al lavoro… Intanto i pensieri della sera ritornavano e si infittivano perché sentivo che ci fosse qualcosa di insolito, ma fra un gioco e l’altro velocemente non ci pensai più. Stesse scene, stesse facce, stesse scuse, dopo circa una settimana e nuovamente dopo un mese. Ma quel bambino che era in me non sapeva e non si domandava più di tanto.
Passano circa 7-8 anni, frequentavo la scuola media e nei telegiornali si parlava della guerra in Kosovo, dei soldati italiani inviati in missione di pace, delle basi dell’aereonautica militare italiana usate anche dalla NATO, di cui una era proprio nel mio paese, e si parlava anche degli sbarchi di decine di migliaia di Albanesi che si riversavano lungo tutto il litorale adriatico della Puglia. In classe se ne discuteva con l’intento delle insegnati di iniziare a parlare anche di attualità, di problemi sociali, ecc.. e così anche a casa! Fu uno di quei giorni che, ritornato a casa dopo 5 ore di lezione, il mio pensiero era tutto concentrato se dire ai miei che avevo preso una nota per aver disturbato la lezione con il mio compagno di banco o tentare di falsificare la firma sul diario. Ma quando ormai ero deciso di dirlo accettando tutte le conseguenze, il telegiornale ci riproponeva l’ultimo sbarco di Albanesi sulla spiaggia dei laghi Alimini di Otranto. La stessa di qualche anno prima! Fu in quel momento che i miei fecero scivolare il discorso raccontandoci a me e a mia sorella cosa fosse realmente successo quelle notti.
Quella bella serata, per noi bambini, nel ristorante otrantino prima e il gelato nell’affascinante e misterioso centro storico di Otranto, poi, in realtà non lo fu per il papà del mio amico, la guardia forestale, e per i suoi amici, i nostri genitori. Quella notte sbarcarono dopo giorni di navigazione 3 piccole imbarcazioni arrugginite partite dal porto di Valona con sopra decine e decine di bambini, donne e uomini albanesi che scappavano dalla guerra, dagli effetti del dopo dittatura di Hoxha terminata l’anno precedente, dalla disoccupazione, e che erano arrivati sulle coste del Salento stremati dal mare, dal dolore di aver lasciato parenti e amici e anche di aver perso dei loro cari in mare, ma di una cosa non potevano più essere derubati, della speranza di ricominciare!
Il controllo era ferreo, dovevano essere tutti identificati, lavati e accuditi con un primo ed urgente pasto caldo! La polizia faceva ritmi stressanti, i turni di lavoro non si contavano neanche più, stare in servizio era per molti di loro quasi una scusa per prestare volontariato, e spesso volontariato lo diventava veramente quando scattava il turno e si rimaneva lì ad accudire i bambini e le donne incinta. Volontariato era anche quello dei miei genitori e dei loro amici, che non avevano niente a che fare con questo genere di lavoro, ma che avevano la “fortuna” di conoscere quella guardia forestale che chiese aiuto a comuni civili. Avevano visto con i loro occhi condizioni umane che avevano però molto di disumano, c’era bisogno di aiutarli e con urgenza, anche mentre noi eravamo nel nostro comodo letto a dormire o nella nostra cameretta a giocare con le Lego! C’era una casa d’accoglienza non ancora pronta per ospitare persone, era lì decrepita nel bosco degli Alimini, senza finestre, ma l’importante che il tetto ci fosse. Si attaccarono plastiche e aste di legno per costruire delle finestre provvisorie, finchè non sarebbe stato pronto il “Regina Pacis” di San Foca, la si ripulì e si allestì una cucina da campo della protezione civile. Il bosco era pieno di persone in attesa di essere accudite e di gente locale che si presentava per offrire il proprio aiuto a forze dell’ordine e protezione civile. In un momento così drammatico si stava in festa fra popoli, mentre quegli stessi popoli si dividevano al loro interno, fra chi creava la guerra e chi scappava dalla guerra, fra chi offriva tutto se stesso, incontrava e conosceva il prossimo e chi invece era nella piazza del paese o in tv a parlare, parlare e parlare per criticare il governo del momento per non aver respinto i “clandestini”! Alcune volte si è più vicini fra lontani e purtroppo, spesso, si è più lontani fra vicini, si tende a generalizzare tutto non considerando che in quelle barche insieme ad uno “scafista” c’erano umili famiglie in cerca di un futuro per i loro figli! Quei figli che ho avuto la fortuna di incontrare in questi anni mentre seguivo le lezioni di macroeconomia o mercati mobiliari in università e che se non fosse stato per il loro nome, non avrei mai capito che erano di origine albanese!
Qualche giorno fa ero in una città del nord Italia per motivi universitari e di ricerca alloggio. A fine giornata con la stanchezza che mi aveva consumato anche la voce dopo decine e decine di km a piedi e di telefonate alla ricerca di una camera dove poter stare il prossimo anno accademico, vado in stazione per acquistare il biglietto del ritorno! “Mi dispiace signore, sono terminati anche i posti in piedi. E’ periodo che scendono tutti ”. Esasperato, vado alla ricerca di altri treni, ma niente da fare, devo attendere il giorno successivo. Cerco un ostello/hotel economico dove poter passare la notte. Vado nella piazza centrale dove c’è il display touchscreen con le informazioni turistiche, chiamo tutti i numeri che mi propone, ma quel giorno era tutto pieno! Passa un ragazzo e domando: “scusi, mi sa indicare qualche ostello o hotel economico?” “mmm, non saprei, provi a chiedere ad altri”, ripeto la stessa domanda alla gente nelle vicinanze ma la risposta era sempre la stessa, finchè un ragazzo mi risponde: “non conosco precisamente quale consigliarti, ma potrei accompagnarti per un giro alla ricerca e chiedere disponibilità e prezzi”! Accetto! Nuovamente kilometro su kilometro ricomincio a fare a piedi il giro della città, mentre inizio a scambiare qualche parola con questo ragazzo… Era albanese e da tre anni lavorava stabilmente in una fabbrica della zona! Purtroppo il giro non è stato utile, era veramente tutto pieno! Avevo trovato solo una suitte a 300 euro la notte, ma preferivo dormire nella sala d’attesa della stazione! A fine giro, rassegnato e deciso per la sala d’attesa lo saluto e lo ringrazio per la disponibilità mentre lui mi dice “mi dispiace, ma io sono già ospite di mio zio, altrimenti ti avrei ospitato. Ho visto che sei un bravo ragazzo!” Quella notte ero stanco, inizialmente anche arrabbiato per aver perso il biglietto del treno, ma quell’incontro mi rese felice! Felice che i miei genitori mi avevano insegnato tanto con quel loro gesto, felice che conoscere e aprirsi al prossimo, di qualsiasi etnia sia, è sempre positivo, felice di aver incontrato una persona di cuore che sapeva cosa vuol dire trovarsi in difficoltà e aiutare il prossimo (ci siamo anche scambiati il numero di telefono), felice di far parte di quella parte di popolo che anche se nasconde la nota della maestra ai propri genitori ha saputo aprire il cuore invece di chiuderlo dietro una critica o un pregiudizio!
Questo è uno dei tanti motivi per cui ho scelto di far parte di un ASSOCIAZIONE giovanile, di prestare volontariato anche quando è risultato costoso, non solo in termini economici! Auguro a tutti i miei compagni di associazione e delle altre associazioni di giovani, di volontariato, dei forum comunali, ecc.. che i valori che ci sono stati insegnati, i principi per cui abbiamo costituito le nostre associazioni siano sempre ben saldi e chiari in qualsiasi momento, soprattutto nei piccoli gesti quotidiani.
Un saluto,
Socio APG
FOTO: Nave "Vlora" - Il primo sbarco nel 1991 al Porto di Bari. 20.000 persone!



